Il toponimo conserva la memoria delle antiche fornaci e ‘mattonaie’, presenti nella zona fin dall’età romana. Sfruttando proprio le vicine cave di argilla, nel 1710 vi sorse la fornace dei Baglioni, importante industria locale che alla fine dell’Ottocento si trasferì nelle nuove ed ampie strutture costruite presso Laterina Stazione (delle «Fornaci di Laterina», che furono premiate con la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Bruxelles del 1910, possediamo un bel catalogo, con motivi liberty, risalente al 1912, dove ci sono documentati i grandi capannoni industriali, poi andati distrutti con i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale).
Non distante dall’agglomerato rurale di Latereto, si innalza, attorniata da un lussureggiante parco, la villa edificata dai Clerici nella seconda metà dell’Ottocento. La solida volumetria parallelepipeda si richiama tipologicamente agli edifici postunitari derivati dalle architetture di Giuseppe Poggi (1811-1901) ed ispirati ad un eclettismo neorinascimentale che poi confluirà, a fine secolo, nel cosiddetto stile umbertino.
La facciata presenta cinque assi di finestre, trabeate oppure frontonate (frontoni triangolari o centinati); il settore mediano, corrispondente a tre assi di finestre, è lievemente risaltato e contraddistinto da una finta bugnatura liscia. Di fronte all’ampia portafinestra del piano terreno rialzato si trova una scala a doppia rampa speculare. Dal tetto a padiglione emerge centralmente una loggetta belvedere, variazione aulica della colombaia caratterizzante le case coloniche della zona.
Circonda la villa un piccolo parco all’inglese, ricco di aiuole sinuose e di curvilinei vialetti inghiaiati, dove si trovano imponenti Cedri del Libano e Cedri dell’Himalaia, Cipressi, Abeti greci, Pini sabiniana, Magnolie e Palme, secondo il gusto dell’epoca tendente a mescolare tipiche specie indigene con altre d’origine esotica. Le statue in pietra di Vicenza raffiguranti le Stagioni, risalgono al Novecento.
Attorno alla Prima Guerra Mondiale la villa passò ai Bernetti e alla vigilia della Seconda divenne dei Castellani che, negli Anni Settanta del Novecento, la vendettero ai Del Tongo, una nota famiglia di mobilieri aretini, tuttora proprietari dell’immobile.





