La chiesetta intramuraria ubicata in angolo tra la Piazza del Popolo e il Borgo Maestro ha svolto un ruolo importante nella vita religiosa e sociale della comunità di Laterina, venne creata dal “popolo” di valle originariamente dedicata a Santa Maria, alla fine del 1100 quando la popolazione dalla valle si inurbò nel castello di Laterina, gli venne attribuito il titolo della Pieve, attualmente Propositura dei Santi Ippolito e Cassiano in Campavena.
Precedentemente tale titolo era affidato alla primitiva chiesa, che si trova sulla sponda destra dell’Arno verso sud-ovest presso l’attuale località Le Pievi, edificata su una villa fattoria tardoantica romana che fu distrutta e qui vennero trovati dei mosaici adesso collocati nell’attuale Propositura di Laterina.
Ad oggi oltre ad essere centro di preghiera e di devozione per i fedeli della zona, un luogo di incontro e di celebrazione delle feste religiose e civili del paese presenta all’interno numerosi affreschi tra cui la Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Sebastiano e San Francesco che riceve le stimmate
Ripercorrendo la storia nel corso del Duecento la pieve fu sostanzialmente ricostruita in forme romaniche.
L’edificio, che nelle decime del 1302-1303 risulta avere uno dei pivieri più estesi del Valdarno con sedici chiese suffraganee, era orientato secondo l’asse est-ovest, a navata unica di 18 metri di lunghezza per nove di larghezza, con pareti in robusti conci disposti a filaretto, due porte architravate e sormontate da lunetta (la principale verso occidente, l’altra verso nord), un tetto a capanna su quattro capriate ed il pavimento in mattoni con numerose sepolture. Oltre all’altar maggiore (vero-similmente entro un’abside catinata), forse vi erano due altari laterali, di cui uno dedicato a Maria.
Verso la metà del Quattrocento venne ricostruito il presbiterio a pianta quadrangolare, con un finestrone a monofora con doppia strombatura, e fu prolungata la nave; nel settore aggiunto (che comportò anche la ricostruzione della facciata) furono realizzate due nicchie con arco a sesto ribassato, una a sinistra, dove fu affrescata la Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Sebastiano e una a destra, nella quale fu dipinto un loggiato prospettico con alcune figure di santi (non più esistenti).
A destra del portale, in controfacciata, fu dipinto San Francesco che riceve le stimmate; sul fondo era raffigurata la pianura percorsa dall’Arno.
Allora la chiesa doveva avere un campanile a vela; una campana, risalente al 1431 e dove vi erano raffigurati il Salvatore, la Madonna con il Bambino e San Michele Arcangelo, apparteneva alla Comunità di Laterina e, in un’iscrizione recitava «honorem Deo et patriae libertatem» («onore a Dio ed alla patria libertà»).
Nel 1578 esistevano nel pavimento della pieve cinquantaquattro sepolture, oltre a quelle dell’ospedaletto intramurario di Santa Maria e dei pievani.
Attorno al 1585, chiusa la porta settentrionale, fu realizzato il nuovo altare dedicato alla Madonna del Rosario, dove fu posta, nel 1587, la tela del Cosci, commissionata dalla locale Compagnia del Rosario e di San Giuseppe. Fu anche aperta una nuova porta rivolta a sud, verso il cimitero esterno, e venne realizzato il pulpito. Nel 1694 Ippolito Maria Busatti (pievano dal 1674 al 1707) fece fondere una nuova campana per il campaniletto e nel 1697 dotò l’altar maggiore di un paliotto in scagliola policroma.
Nel 1706 il parroco della chiesa di San Bartolomeo a Vitereta, Giovan Battista di Giovanni Busatti (appartenente ad una delle più importanti e ricche famiglie di Laterina, fece costruire, a sue spese, due altari barocchi in stucco alle rammentate nicchie quattrocentesche, dedicati a San Francesco Saverio (quello di sinistra) e Sant’Antonio di Padova (a destra). In prossimità del presbiterio, a destra, venne innalzata una cantoria lignea marmorizzata, con un organo a cinque registri donato dallo stesso Busatti. Solamente nel 1727 avvenne la consacrazione della chiesa (lapide attualmente nella sagrestia) e, in tale occasione, il pievano Filippo Guillichini fece ricostruire l’altar maggiore, su cui fu posto il quadro del Puligo, raffigurante la Vergine fra i Santi Ippolito e Cassiano, decorare le pareti perimetrali con un imponente ordine corinzio, oltre che far eseguire due finestre rettangolari. Realizzò anche un nuovo fonte battesimale e due colossali e gesticolanti statue in stucco, raffiguranti dottori della chiesa.
Attorno al 1585, chiusa la porta settentrionale, fu realizzato il nuovo altare dedicato alla Madonna del Rosario, dove fu posta, nel 1587, la tela del Cosci, commissionata dalla locale Compagnia del Rosario e di San Giuseppe. Fu anche aperta una nuova porta rivolta a sud, verso il cimitero esterno, e venne realizzato il pulpito. Nel 1694 Ippolito Maria Busatti (pievano dal 1674 al 1707) fece fondere una nuova campana per il campaniletto e nel 1697 dotò l’altar maggiore di un paliotto in scagliola policroma.
All’incirca nello stesso periodo, un podestà di Laterina, di nome Chiostri, fece costruire, lungo la parete longitudinale sinistra, un altare dedicato a Santa Maria Maddalena, sul quale fu posta la tela raffigurante il Crocifisso fra i due Dolenti e, ai piedi, la Maddalena. Fin dal 1730 la chiesa era stata unita alla canonica mediante un passaggio sopraelevato ad arco. In seguito alle soppressioni leopoldine delle Compagnie laicali, fu chiusa, nel 1785, anche quella del SS. Crocifisso, la cui sacra e miracolosa immagine fu traslata nella pieve, dove fu costruito un nuovo altare al posto di quello del Suffragio.
Nell’anno 1800, il proposto Ippolito Rossi (appartenete alla famiglia che aveva ereditato le ingenti proprietà dei Busatti) fece ristrutturare la facciata e la contro-facciata, aggiungendovi varie pitture murali. Nel 1842 don Luigi Luciani, dal 1832 proposto di Laterina e che già nel 1836 aveva ristrutturato la canonica, iniziò la ricostruzione della chiesa, peraltro voluta fin dal 1838 e per la quale vi era stato un primo e più contenuto progetto, redatto nel 1840, su commissione di Leopoldo II, dall’ingegnere di circondario Rinaldo Fossi (noto 1826-1860), ingegnere di seconda classe a Montevarchi dal 1840 al 1845. Il nuovo progetto di ampliamento e ricostruzione venne elaborato dall’ingegner Luigi Chiostri di Laterina (noto 1801-1843), già autore nel 1824 di alcune mappe catastali della Comunità di Laterina e che in seguito e fino al 1839 era stato nella Direzione del Corpo di Ingegneri d’ Acque e Strade, ricoprendo il ruolo di ingegnere di terza classe a Montevarchi. L’opera fu conclusa nel 1843 e nel giugno di quell’anno seguì la riconsacrazione della chiesa (lapide attualmente in sagrestia).
Le decorazioni pittoriche vennero eseguite da Benedetto Ponzi e da Pietro Marrabini.
L’edificio venne regolarizzato e condotto ad una lunghezza di ventidue metri e ad una maggiore altezza di circa due metri e mezzo. La facciata, con un portale trabeato in pietra serena, ebbe un finestrone neoclassico semicircolare, due finte colonne scanalate tuscaniche, dipinte, e la raffigurazione degli emblemi dei due santi titolari e dell’occhio di Dio. Internamente le pareti longitudinali furono scandite da quattro semipilastri tuscanici sorreggenti la trabeazione e gli arconi di irrigidimento della volta a botte ribassata. Tramite tre arcate nella parete destra si accedeva alla contigua cappella del SS. Crocifisso, dotata anch’essa di una finestra semicircolare e internamente di semipilastri tuscanici, edificata a spese della nuova Compagnia del SS. Sacramento e del Crocifisso per riporvi la miracolosa immagine (vedi scheda) e già ideata fin dal 1824. Lungo la parete longitudinale sinistra furono alzati tre altari (di Sant’Antonio da Padova, della Madonna del Rosario e di San Francesco Saverio, con una tela raffigurante il santo, opera di Gaetano Cannicci, un allievo di Pietro Benvenuti); l’area presbiteriale era delimitata da una serliana, parimenti con colonne e pilastri tuscanici. Il presbiterio, con il coro retrostante, recava una volta a vela in cui era raffigurata la colomba dello Spirito Santo; l’altar maggiore aveva un bel ciborio ligneo intagliato.
Nel 1845 l’organaro Giovanni Banci di Castiglion Fiorentino realizzò il nuovo organo, a ventidue registri, completato solo nel 1848 e posto sulla cantoria lignea in controfacciata. Durante tali lavori venne scialbato l’affresco Quattrocentesco.
L’edificio sacro fu dotato di un campanile a torre cuspidata alto venticinque metri, con quattro campane (una in più rispetto a prima, fusa nel 1843). In seguito ad un violento terremoto, nel 1919 la chiesa fu resa inagibile e si dovette procedere alla sua ricostruzione, rimanendo in buone condizioni solamente una parte della parete longitudinale settentrionale. Il nuovo edificio sacro, con pianta basilicale a tre navate, venne riedificato negli Anni Venti su progetto dell’architetto aretino Giuseppe Castellucci (1863-1939), in forme neomedievali, con pilastri a sezione ottagonale e capitelli a foglie d’acqua, sorreggenti il tetto a capriate policrome;
il presbiterio, a pianta quadrangolare, fu voltato a crociera e presenta eleganti finestroni laterali in arenaria. In fondo alla navata di destra è la cappella del SS.Crocifisso, in fondo a quella di sinistra quella dell’ Addolorata, con una statua della Madonna, acquistata nel 1931.
Le vetrate delle monofore, degli oculi e della grande bifora presbiteriale, eseguite nel 1928, sono del fiorentino Bruno Masini, mentre la pittura murale sopra l’arcone del presbiterio, ad imitazione dei mosaici ravennati, risale agli Anni Quaranta e si deve al veneto Giovanni Bassan, autore, nel 1930, anche di un San Sebastiano, nel primo altare di destra della chiesa della Madonna dell’Umiltà a Loro Ciuffenna, e di un San Francesco di Paola, nel primo di sinistra del medesimo santuario. Durante tali lavori fu riscoperto l’affresco quattrocentesco, restaurato e arricchito con una cuspide polilobata neomedievale in pietra, eseguita da scalpellini locali. Esternamente la facciata è qualificata da un coronamento ad archetti ciechi e, nella lunetta sovrastante il portale, reca un bassorilievo in cotto raffigurante la Vergine Assunta tra angeli. Nel 1922/1923 fu ricostruita anche la torre campanaria, cuspidata come la precedente, ma più alta, sempre su progetto del Castellucci.





